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lunedì 24 aprile 2017

Culbianco al Parco Archeologico di Centocelle

Nuova importante osservazione naturalistica al Parco Archeologico di Centocelle: osservato e fotografato oggi un Culbianco (Oenanthe oenanthe). È una specie di passo migratorio, quindi tra quelle che è più facile osservare in questo periodo. 
Con l'osservazione di oggi salgono a 43 le specie di avifauna che abbiamo avvistato al Parco di Centocelle dal 2014 ad oggi. Nonostante le criticità che tutti conosciamo, la presenza di specie numerose, alcune delle quali piuttosto indicative, ci conforta e ci suggerisce che l'ecosistema del Parco tutto sommato è ancora integro e funzionale, sicuramente per l'area del primo lotto ma tutto sommato per l'intero sito in generale (ad esclusione delle aree più compromesse, quelle dove si trovano gli autodemolitori e in parte l'area del canalone). 
La crescita di numerose erbe spontanee tipiche della campagna romana, la presenza di specie avifaunistiche come le rondini e i rondoni (presenti davvero in gran numero nel parco), indicano che l'ecosistema di questa importante area verde non è compromesso ma è ancora funzionale. Rondini e rondoni sono legati alla presenza di insetti, i quali a loro volta sono legati anche alla crescita di specifiche essenze vegetali. Quindi la catena trofica funziona, del resto nel parco non vengono irrorati pesticidi il che favorisce la presenza di insetti e quindi di specie insettivore che di questi si nutrono. 
Il Parco Archeologico di Centocelle è un sito ricco di valori naturalistici e di biodiversità, una ragione in più per continuare ad impegnarsi nella tutela di un'area verde tra le più importanti della città. 

Culbianco: esemplare maschio in abito nuziale. Foto di Stefano Cristofani.

A seguire una foto, scattata oggi, della specie simbolo di questo parco, la Cappellaccia (Galerida cristata). Stanziale, svernante e nidificante nell'area del parco, come le rondini è considerata in diminuzione in tutta Europa, principalmente a causa dei pesticidi ampiamente utilizzati in agricoltura. I parchi e le aree verdi urbane sono dei veri e propri rifugi anche per specie a rischio o in diminuzione.

Cappellaccia. Foto di Stefano Cristofani.

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