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venerdì 23 agosto 2024

Comunicato Stampa del WWF sugli incendi a Roma

A Roma gli incendi mettono a rischio aree naturali protette e spazi verdi liberi dal cemento

Fiamme a Roma Capitale

23 agosto 2024 - Stagione di fuoco, stagione di fuochi e sia le aree naturali protette sia gli spazi ancora liberi, che purtroppo tutelati non sono (in una città dove il consumo del suolo non trova argine), ne vengono travolti, con gli incendiari che sfruttano caldo e siccità a proprio favore. Sono sotto gli occhi di tutti gli effetti disastrosi dell’incendio sviluppatosi alla fine di luglio scorso a Monte Mario, un incendio che ha destato particolare clamore per la prossimità alle abitazioni e uffici pubblici.

“Le Aree Naturali Protette - dichiara Raniero Maggini Presidente del WWF Roma e Area Metropolitana - da tempo hanno perso l’attenzione che meritano da parte della politica. Mancano investimenti nel controllo del territorio che consentano al personale del Sistema Parchi e Riserve del Lazio di intervenire tempestivamente nello spegnimento anche dei primi focolai. Si tratta di personale competente, che ha una puntuale conoscenza del territorio e che d’intesa con Vigili del Fuoco e Protezione Civile potrebbe favorire maggiore efficacia nell’azione contro il fuoco.” Le fiamme hanno colpito anche il Pratone di Torre Spaccata, che i cittadini da tempo - anche con il supporto del WWF Roma e Area Metropolitana e altre associazioni - chiedono di preservare, di non sacrificare a nuovo consumo di suolo.

L'incendio al Pratone di Torre Spaccata


"Chiediamo che il Pratone di Torre Spaccata - continua Maggini - venga rapidamente iscritto nel catasto delle aree percorse dal fuoco, che se ne dia comunicazione anche con apposita tabellazione e di dare tempo alla natura affinché riconquisti gli spazi stravolti dalle fiamme. Sarebbe interessante che l’Amministrazione, con la partecipazione dei cittadini, monitorasse l’evoluzione dell’area e con il loro aiuto intervenisse a contrastare la possibile diffusione di specie alloctone, nonché eventuali usi impropri del sito. Una sinergia che potrebbe generare anche occasioni di sensibilizzazione sull’accaduto e sugli auspici futuri.”

Ringraziamo sempre chi rischia la vita per spegnere gli incendi e siamo vicini ai 4 operatori di Torre Spaccata ustionati


Intanto, il nostro pensiero va al Vigile del Fuoco e ai tre Operatori di Protezione Civile rimasti gravemente ustionati durante l’intervento di spegnimento e ai quali rivolgiamo un sincero ringraziamento per il loro lavoro e l’augurio di superare presto le drammatiche circostanze che stanno vivendo. Questi esempi dovrebbero essere di grande insegnamento per prevenire situazioni sempre più frequenti e che sempre più frequenti saranno in futuro, a causa di siccità e temperature torride che favoriranno l’innesco delle fiamme da parte di criminali sempre attivi ai danni dei beni comuni, del patrimonio naturale. “Invitiamo dunque l’Amministrazione comunale - conclude Maggini - a completare la rimozione dei rifiuti accumulati all’interno dell’Oasi Urbana del Tevere (Lungotevere delle Navi) dopo gli “strazianti” interventi che la Giunta Gualtieri a messo in opera in nome del Giubileo del prossimo anno, abbattendo numerosi alberi all’interno dell’area, le spoglie dei quali restano in molti, troppi casi accatastate sotto le piante risparmiate. Non vorremmo vedere - anche in un luogo che avrebbe meritato adeguate misure di tutela, ma che la Regione Lazio non ha inteso riconoscere – diffondersi le fiamme, distruggendo quanto resta dopo i devastanti tagli operati dall’Amministrazione comunale. La Natura a Roma sembrerebbe ospite non gradito (diversamente da quanto manifestano i cittadini), da addomesticare a qualunque costo e forse, anche tale atteggiamento rischia di creare un clima di confusione del quale chi ‘semina’ fuoco potrebbe approfittare.”

Il terribile stato attuale della EX Oasi Urbana del Tevere





Dopo l'incendio al Pratone di Torre Spaccata

Rilanciamo il comunicato del Comitato per il Pratone di Torre Spaccata sul gravissimo incendio che ha devastato l'area verde il 21 agosto, a poco più di due anni dal rogo che interessò il Parco Archeologico di Centocelle, il 9 luglio 2022.

Il WWF Roma e Area Metropolitana - Municipio V esprime innanzitutto solidarietà e vicinanza ai quattro soccorritori coinvolti dall'incendio, ai quali vanno il nostro ringraziamento e gli auguri di pronta guarigione.

Il WWF sostiene la mobilitazione del Comitato per ottenere la massima tutela per il Pratone, attraverso l'istituzione di un parco che ne preservi i valori naturalistici e storico-archeologici da tutte le minacce, dalla cementificazione agli incendi, considerando anche che è stata segnalata la presenza di possibili inneschi e che lo stesso Sindaco Gualtieri ha ipotizzato che dietro l'incendio ci sia la mano dell'uomo.

Di seguito i link al comunicato stampa del WWF Roma e Area Metropolitana sugli incendi a Roma e alla registrazione dell'intervento del presidente Raniero Maggini su Radio Roma Television e il testo del comunicato pubblicato dal Comitato per il Pratone di Torre Spaccata.

https://www.wwfroma.it/aggiornamenti-dal-wwf-roma/1362-a-roma-gli-incendi-mettono-a-rischio-aree-naturali-protette-e-spazi-verdi-liberi-dal-cemento

https://www.radioroma.tv/2024/08/22/roma-estate-incendi-mai-cosi-tanti/

"Mercoledì 21 agosto una grande parte del Pratone di Torre Spaccata è andata a fuoco.

Ci troviamo a commentare l’epilogo di un disastro annunciato, che ci lascia con poche parole ma danni ingenti e terribili: è ampissima l'area ridotta in cenere, moltissima la vegetazione bruciata.

Proviamo tanta rabbia, tristezza, dolore, frustrazione.

Nel tentativo di spegnere l'incendio sono rimaste ferite quattro persone, un vigile del fuoco e tre volontari, che purtroppo sembrano essere in gravi condizioni. A loro va tutta la nostra vicinanza e solidarietà, e l'augurio di una pronta e piena guarigione.

Il Pratone è un'area selvatica di 58 ettari piena di biodiversità, all'interno della quale vivono e migrano mammiferi e uccelli. È un importantissimo territorio non ancora edificato in un quadrante che è stato costruito quasi del tutto, dove mancano spazi verdi e dove è sempre più difficile respirare. È un'area dalla grande rilevanza storica e archeologica.

A due anni da un altro grande incendio che a luglio 2022 aveva colpito il pratone e il parco di Centocelle, tutto questo si sarebbe potuto e dovuto evitare: rispondendo all'abbandono con la cura, all'inaccessibilità con l'attraversabilità, al desiderio di profitto di pochi con la tutela a favore della collettività.  

Da tre anni una grande parte della cittadinanza chiede che il pratone - attualmente di proprietà di Cassa depositi e prestiti e da piano regolatore edificabile - diventi un'area verde riconosciuta e tutelata come tale, un bene comune e pubblico.

Un anno e mezzo fa 11.000 persone lo hanno rivendicato firmando una delibera di iniziativa popolare che abbiamo consegnato al Comune di Roma.

Che fine ha fatto quella delibera? Che risposte danno le istituzioni e chi di dovere alla cittadinanza?

La risposta non può essere tenere il Pratone come un'area privata e inaccessibile alle persone, ma occorre renderlo un luogo vissuto e aperto a tuttɜ, anche per evitare il ripetersi di avvenimenti come questo.

Nei giorni che verranno la risposta non potrà e non dovrà essere neanche più cemento ma più aree naturali, da vivere nel rispetto di tutte le specie che le attraversano. 

E dopo questo ennesimo disastro la risposta non potranno essere nemmeno le decisioni calate dall'alto, ma l'ascolto dei territori e delle comunità che quei territori li abitano. 

Il Pratone r-esiste, ora e sempre, nonostante tutto"




sabato 16 luglio 2022

Lettera aperta dopo l'incendio del 9 luglio

Pubblichiamo il testo della lettera aperta conseguente al terribile incendio del 9 luglio 2022, sottoscritta dalla Comunità per il Parco Pubblico di Centocelle, dal Comitato Pratone di Torre Spaccata Parco Archeologico e Naturalistico, dal Gruppo Ambiente e Territorio della Libera Assemblea di Centocelle e dal WWF Roma e Area Metropolitana - Municipio V.


A 7 giorni dal tragico incendio che ha distrutto gran parte degli auto demolitori della Togliatti e parte del PAC e del Pratone, affidiamo i nostri pensieri a questa breve lettera, invitando tutt* alla partecipazione ai prossimi eventi, a partire dall'assemblea di Domenica 17 alle ore 18.00, a Torre Spaccata


LETTERA APERTA ALLA CITTÀ

A pochi giorni dalla tragedia, i rifiuti stratificati in decenni di incuria continuano a bruciare nella buca del Pratone e in alcune aree del PAC, il fumo continua a investire le case e noi siamo costretti a sigillare porte e finestre nonostante l’anomala canicola estiva, per evitare l’odore acre degli inquinanti presenti nell’aria. 

Mentre si svolgono sotto i nostri occhi le paradossali proteste degli autodemolitori che - più solerti dei cittadini - bloccano via Palmiro Togliatti, ci interroghiamo su quale contributo possano fornire realtà associative come le nostre in un momento come questo. 

Sono anni che i cittadini e le associazioni presenti sul territorio denunciano l’incompatibilità di attività come quelle di autodemolizione in centri abitati e siti sensibili. 

Sono anni che chiedono alle istituzioni ciò che gli spetta di diritto, di poter fruire del Parco di Centocelle, che doveva essere la “piazza” dei quartieri Don Bosco, Torre Spaccata e Centocelle, mentre oggi è una bomba ad orologeria fatta di rifiuti interrati e attività inquinanti, pronta ad esplodere ogni estate, quando anche il più piccolo degli incendi che in un’area verde recuperata, adeguatamente rimboschita e manutenuta potrebbe essere circoscritto, assume le orrifiche sembianze del disastro ambientale. 

Sono passati 40 anni dal DPR 915/82, con cui il Comune di Roma disponeva la delocalizzazione delle attività di autodemolizioni fuori l’anello del GRA; 30 anni dal D.M. del 9.7.1992, con cui tutta la parte settentrionale dell'ex aeroporto militare veniva tutelata da vincolo archeologico con prescrizione di destinarla a parco; 27 anni da quando il Vincolo Ad Duas Lauros prima, la Variante delle Certezze poi, destinavano a verde pubblico tutta l’area del Parco di Centocelle, ad esclusione di quella del demanio militare; 25 anni dalla Deliberazione n. 43 del 20 marzo 1997, con cui per la prima volta il Consiglio Comunale individuava i siti alternativi dove delocalizzare gli autodemolitori. 

Sono passati 25 anni dall’avvio della prima serie di indagini che hanno portato alla scoperta del patrimonio archeologico custodito dal Pratone di Torre Spaccata, 18 anni dalla formulazione della prima richiesta di tutela del Prato con vincoli puntuali e diffusi, 16 anni da quando l’area è stata indagata per una seconda volta dagli stessi archeologi, 14 anni dalla pubblicazione di un volume interamente dedicato alle emergenze archeologiche scoperte nell’area: nulla di tutto ciò gli è valso ad oggi la tutela vincolistica che meriterebbe e che potrebbe salvarlo da un destino diverso da quello che il vigente PRG prevede.

Eppure, dopo aver visto la presentazione di grandi progetti, l’apertura di bandi internazionali, le proroghe all’attività degli autodemolitori e il rimpallo di competenze e responsabilità tra Comune e Regione, di nuovo ci troviamo a commentare la cronaca dell’ennesimo disastro annunciato. 

Ci vediamo obbligati a ribadire che disastri come l’incendio del 9 luglio si ripeteranno con sempre maggiore frequenza e sempre più diffusamente, a causa delle condizioni in cui versa tutto il territorio romano, combinate con le conseguenze del cambiamento climatico. Anche per questo motivo non chiediamo soltanto di rispondere all’emergenza in un’area specifica, ma pretendiamo che tutti insieme si sollevi lo sguardo e le politiche verso il traguardo della realizzazione dell’intera rete ecologica di questa città, a partire da quella del suo quadrante orientale che definiamo “Corona verde di Roma Est”, caratterizzata com’è da un enorme gap tra il formidabile potenziale e l’incredibile stato di degrado in cui versa.

Non sappiamo se l’incendio abbia avuto un’origine dolosa o colposa, non sappiamo se verranno trovati inneschi o se sia stato causato dall’incuria e l’abbandono in cui versano alcune aree prospicienti al PAC: definirlo non spetta a noi ma a chi condurrà le indagini. Certamente ne seguiremo le evoluzioni.

Sappiamo però chi ne ha pagato e chi ne sta pagando le spese nel frattempo: gli abitanti dei quartieri limitrofi che respirano diossine e PCB oltre i limiti previsti dalle norme; i VVFF che hanno rischiato la vita, coprendo turni massacranti per sottostazione organica e lavorando nella carenza di idranti e strumentazione adeguata, più volte denunciata; i cani che vivevano presso gli autodemolitorimorti bruciati vivi, intossicati o colpiti dalle numerose esplosioni generatesi; la fauna del pratone, come le volpi riprese in numerosi video mentre fuggono per scampare alle fiamme, vittime innocenti e invisibili di un disastro che poteva essere evitato.

In queste ore, chi va alla ricerca del responsabile sembra farlo per deresponsabilizzare la categoria che rappresenta e per questo ci sentiamo di dire con certezza che “l’innesco più grande” è nascosto tra l’erba secca, gli arbusti incolti e i rifiuti interrati del PAC come nel Pratone di Torre Spaccata. A nasconderlo è stata quella politica che negli ultimi 30 anni non ha saputo rispondere alle legittime rivendicazioni della cittadinanza.

Chiediamo quindi di guardare oltre l’emergenza, affinché la corretta pianificazione dei cosiddetti vuoti urbani della città sia sensibile una volta per tutte alle istanze del territorio e metta l’amministrazione comunale nella posizione di non dover affrontare in futuro queste situazioni in termini emergenziali: è urgente che una città sostenibile si doti di un’infrastruttura verde, libera da rischi ambientali e speculativi. 

Consapevoli del percorso lungo e complesso, continuiamo a suggerire all’amministrazione la nostra via d’uscita: deframmentare e realizzare la Corona Verde di Roma Est (dal Parco naturale della Valle dell’Aniene al Parco dell’Appia antica) partendo dalla creazione di un Parco delle Ville Romane che finalmente valorizzi la vocazione ambientale e culturale del Pratone di Torre Spaccata e del PAC. 

La creazione di un Parco delle Ville Romane colmerebbe, almeno in parte, il debito sociale e ambientale da sempre riconosciuto alla popolazione residente in questi quartieri, restituendogli un polmone verde, uno spazio di socialità e di possibili economie sostenibili, nonché un motivo di orgoglio identitario per tutto il quadrante, non più problema. 

Per questo motivo, mentre insieme a molte altre realtà attive nel territorio e in tutta Italia stiamo approfondendo i dati scientifici raccolti a seguito dell’incendio per valutare la possibilità di presentare un esposto per disastro ambientale, invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare ai prossimi due eventi pubblici nei quali la questione verrà trattata: 

1. l’assemblea pubblica organizzata dal Forum per la riqualificazione del Parco di Centocelle, da anni attivo nella battaglia per la realizzazione completa del PAC, indetta domenica 17 luglio alle ore 18.00 a Torre Spaccata, nella piazza antistante la Parrocchia di San Bonaventura, tra Via Marcio Rutilio e via Cornelio Sisenna; 

2. il consiglio municipale straordinario congiunto tra il V e il VII Municipio, che si terrà mercoledì 20 luglio alle ore 9.00 presso la sede del Consiglio del Municipio Roma V in via Perlasca n. 39.





lunedì 11 luglio 2022

Incendio del 9 luglio a Centocelle: delocalizzare gli autodemolitori per completare il Parco e disinnescare una bomba ecologica

Sono 30 anni che si parla del Parco Archeologico di Centocelle, che si fanno bandi internazionali di progetti, pianificazioni urbanistiche che decadono dopo dieci anni, progetti e ancora progetti. Nell'area del Parco ci sono autodemolitori da 30 anni in attesa di essere trasferiti da un'area che dovrebbe essere tutelata da vincolo archeologico e paesistico. Ed invece il 9.7.2022, esattamente 30 anni dopo il D.M. del 9.7.1992 con cui tutta la parte settentrionale dell'ex aeroporto militare fu tutelata con vincolo archeologico con prescrizione di destinarla a parco, l'area è andata a fuoco investendo le discariche in superficie ed interrate e gli autodemolitori. Al posto di un parco pubblico una bomba ecologica. Il terribile incendio del 9 luglio ha devastato un territorio ricco di valori naturalistici e archeologici, estendendosi anche al vicino Pratone di Torre Spaccata e minacciando gravemente l'incolumità dei cittadini che vivono nei quartieri limitrofi, costringendo le autorità a disporre l'evacuazione di alcuni edifici e mettendo a rischio la salute pubblica con il rilascio di sostanze tossiche nell'aria. È arrivato il momento di delocalizzare gli autodemolitori, come richiesto da anni dal WWF e da tanti cittadini, e di riqualificare una delle più grandi aree verdi della Capitale.

Di seguito il testo del comunicato del WWF Roma sul gravissimo incendio:

10 luglio 2022 - Incendio a Centocelle dopo quelli del Pineto e tanti altri, cosa aspettiamo a rafforzare la tutela di parchi urbani e aree protette? Maggini: “Delocalizzare gli impianti di autodemolitori. Andare a fondo circa le cause che hanno favorito la diffusione degli incendi di queste ultime settimane nella Capitale”.

Un incendio di vaste proporzioni quello sviluppatosi ieri a Centocelle, partito dagli autodemolitori lì ancora presenti e che ha messo a rischio persone, abitazioni e preziosi lembi di natura come il Parco Archeologico di Centocelle e il cosiddetto Pratone di Torre Spaccata. “Una questione ancora aperta - dichiara Raniero Maggini Presidente del WWF Roma e Area Metropolitana - quella degli autodemolitori a Centocelle, che ha mostrato in questa occasione di essere una vera e propria minaccia per la sicurezza della vita dei cittadini, delle loro abitazioni e di preziose aree verdi come il Parco Archeologico di Centocelle e il Pratone di Torre Spaccata. Occorre delocalizzare improrogabilmente gli autodemolitori, chiudendo definitivamente quelli abusivi ed alzando l’asticella, ad oggi troppo bassa, dei parametri che permettano la legittimità ad operare.

L'incendio di ieri a Centocelle

Si tratta di un’attività che può avere impatti importanti sotto il profilo ambientale e guardare al futuro significa aumentare quegli standard che possano garantire salute dell’ambiente e delle persone.” Ieri anche un ulteriore incendio nella Capitale, l’ennesimo di una lunga serie, forse come non mai nel cuore vivo della Capitale. “Occorre andare a fondo - aggiunge Maggini – riguardo le cause che hanno favorito la diffusione degli incendi di queste ultime settimane nella Capitale e certamente il WWF non farà mancare il proprio impegno, anche nelle aule di Tribunale.” Perseguire i responsabili di eventuali atti dolosi è parte del percorso che si rende necessario ma come chiede ormai da tempo il WWF, Roma può ambire ad essere Capitale Europea della Biodiversità. “Investire - conclude Maggini - nella maggiore tutela di aree naturali protette ed aree verdi delle quali la Città è fortunatamente ricca è un passo importante quanto ineludibile. Una tutela attiva significherebbe allontanare quelle minacce che potrebbero generare gravi rischi per la salute dei cittadini nonché per l’integrità del proprio patrimonio, favorirne la fruizione a tutti e dunque permettere di vigilare con continuità.”



giovedì 28 maggio 2020

Incendi e roghi tossici del giorno 27.5.2020

In data 27.5.2020 si è sviluppato un grande rogo tossico per parecchie ore, alimentato dalle grandi quantità di rifiuti accatastati nell’area a ridosso di Via Grotte di Gregna, dove dovrebbe sorgere il Parco Archeologico Serenissima, esteso da via Grotte di Gregna fino a via di Portonaccio, oggetto dell’Accordo del 28.2.2005 tra TAV e Comune di Roma come opera di compensazione socioambientale per la realizzazione della ferrovia Alta Velocità Roma – Napoli. Il rogo ha interessato un’area in prossimità dell’importante area umida presente a ridosso del tratto urbano dell'A24.
L’area del futuro Parco della Serenissima, dove oggi si accumulano discariche e si generano roghi tossici, potrebbe diventare un tassello fondamentale per la riqualificazione ambientale della periferia orientale di Roma Capitale, mettendo in comunicazione tra loro la Cervelletta nella Riserva Naturale dell’Aniene ad est ed il Lago Bullicante Ex Snia Viscosa ad ovest nel Comprensorio archeologico Ad Duas Lauros, recentemente oggetto dell’istituzione di un Monumento Naturale da parte della Regione Lazio.
 
Nella stessa giornata si è sviluppato un incendio anche all’interno del Comprensorio Casilino SDO, nell’area compresa tra via Prenestina e Via Casilina, di grande valore culturale e paesistico, ricadente nel perimetro del Comprensorio archeologico Ad Duas Lauros. Il Comprensorio Casilino SDO è rimasto senza pianificazione urbanistica, sebbene il Piano Particolareggiato adottato dal Comune di Roma nel 2002 abbia destinato a verde pubblico ben 96 ettari di territorio.
Si chiede agli Amministratori di Roma Capitale e dei Municipi Roma 4 e 5 un forte intervento nell’immediato per prevenire incendi e roghi tossici, rimuovendo le discariche accumulatesi e contrastando la formazione di nuove, nonché di dare nuovo e definitivo impulso all’attività di realizzazione dei parchi pubblici che la periferia orientale della città di Roma attende da decenni.

mercoledì 2 gennaio 2019

Lanterne volanti e rischio incendi

Lanterne volanti rinvenute stamattina al Parco Archeologico di Centocelle: una aggrovigliata ai rami di un albero, altre due a terra tra i cespugli e nell'erba. 
Si nota, su tutte e tre, un principio di combustione sulla carta, che fortunatamente non è evoluto oltre. 
È noto che questi oggetti provocano spesso danni notevoli, tra cui incendi di bosco o di strutture varie sulle quali vanno a posarsi.
Inoltre sono realizzati con materiali non biodegradabili (come il telaietto in fil di ferro che sostiene la carta) che vengono dispersi e rilasciati nell'ambiente, e mettono a rischio anche la vita di animali selvatici e domestici. 
Nel 2017 il Ministero della Salute ha disposto il divieto di vendita e il ritiro dal mercato, per la presenza di fibre di amianto, di alcune lanterne volanti realizzate in Cina e distribuite in Italia da una ditta che aveva sede a Roma.
Nella speranza che venga opportunamente valutata l'opportunità di continuare a commercializzare oggetti potenzialmente pericolosi (in alcuni paesi della UE la loro vendita è vietata), l'auspicio è che tra le persone prevalga il senso di responsabilità, perché liberare in volo oggetti con fiamme libere accese può provocare incendi o comunque danni alle proprietà altrui o agli ambienti naturali.

Riguardo alla normativa e alle restrizioni attualmente vigenti sull'uso di questi oggetti, il Ministero dell’Interno con parere nr. 557/PAS/U/021252/XV/H/MASS (39) del 06/12/12 in merito al lancio delle lanterne volanti ha stabilito che:
 · l’attività di lancio delle lanterne volanti è stata oggetto proprio a fronte della intrinseca pericolosità per l’ambiente ed il traffico aereo, di particolari restrizioni;
· si ritiene, pertanto che la normativa vigente disciplini l’utilizzo dei prodotti delle lanterne cinesi, che deve essere annoverato quale “accensione pericolosa” tra le disposizioni previste dall’art. 57 del TULPS;
· pertanto, le manifestazioni pubbliche che implicano il lancio di detti manufatti, sono soggette alla licenza del citato art. 57 TULPS per il rilascio della quale il richiedente deve dichiarare di aver inoltrato istanza anche alla competente Autorità Aeroportuale (E.N.A.C.);
· infine, anche l’utilizzo di tali prodotti in occasione di “feste private” configura la fattispecie di “accensione pericolosa” e tale condotta potrà integrare gli estremi del delitto di cui all’art. 703 del c.p.

L’art. 57 del TULPS recita: 
"Senza licenza della autorità locale di pubblica sicurezza non possono spararsi armi da fuoco, né  lanciarsi razzi, accendersi fuochi d'artificio, innalzarsi aerostati con fiamme, o in genere farsi esplosioni o accensioni pericolose in un luogo abitato o nelle sue adiacenze o lungo una via pubblica o in direzione di essa. E' vietato sparare mortaretti e simili apparecchi".

L’art. 703 del codice penale recita:
"Chiunque, senza la licenza dell’Autorità, in un luogo abitato o nelle sue adiacenze, o lungo una pubblica via o in direzione di essa spara armi da fuoco, accende fuochi d'artificio, o lancia razzi, o innalza aerostati con fiamme, o, in genere, fa accensioni o esplosioni pericolose, è punito con l'ammenda fino a centotre euro.
Se il fatto è commesso in un luogo ove sia adunanza o concorso di persone, la pena è dell'arresto fino a un mese".

Non si possono quindi lanciare lanterne volanti, sia durante eventi e manifestazioni pubbliche che nel corso di feste private, senza un'autorizzazione rilasciata dall'autorità locale di pubblica sicurezza, previo inoltro di relativa istanza anche alla competente autorità portuale (E.N.A.C.). Senza questa autorizzazione chi lancia le lanterne volanti viola l'articolo 703 del codice penale (reato contravvenzionale), e vale il principio della responsabilità personale.

In caso di incendio provocato da lanterne cinesi, qualora si risalga agli autori del lancio, si possono contestare loro i seguenti articoli del codice penale, a seconda dei casi:

- incendio doloso (art. 423 c.p.)
- incendio boschivo (art. 423 bis c.p.)
- incendio colposo (art. 449 c.p.)

Art. 423 (Incendio):
"Chiunque cagiona un incendio è punito con la reclusione da tre a sette anni.
La disposizione precedente si applica anche nel caso d'incendio della cosa propria, se dal fatto deriva pericolo per la incolumità pubblica".

Art. 423 bis (Incendio boschivo):
"Chiunque cagioni un incendio su boschi, selve o foreste ovvero su vivai forestali destinati al rimboschimento, propri o altrui, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. Se l’incendio di cui al primo comma è cagionato per colpa, la pena è della reclusione da uno a cinque anni. Le pene previste dal primo e dal secondo comma sono aumentate se dall’incendio deriva pericolo per edifici o danno su aree protette. Le pene previste dal primo e dal secondo comma sono aumentate della metà, se dall’incendio deriva un danno grave, esteso e persistente all’ambiente".

Art. 449 (Delitti colposi di danno):
"Chiunque, al di fuori delle ipotesi previste nel secondo comma dell'articolo 423-bis, cagiona per colpa un incendio, o un altro disastro preveduto dal capo primo di questo titolo, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
La pena è raddoppiata se si tratta di disastro ferroviario o di naufragio o di sommersione di una nave adibita a trasporto di persone o caduta di un aeromobile adibito a trasporto di persone".


venerdì 21 luglio 2017

Parco di Centocelle a Roma: chiarezza su incendi autodemolitori

Per il Parco Archeologico di Centocelle è necessario fare al più presto chiarezza sulla natura degli incendi di autodemolitori. In questa estate caratterizzata dal fuoco su tutto il territorio, si rischia di cadere in confusione e valutare l’incendio di Castel Fusano o i tanti roghi che hanno interessato il Parco Archeologico di Centocelle probabilmente in un calderone statistico unico, che raccolga i dati della stagione in atto.
È evidente come gli incendi che stanno devastando il territorio siano di natura dolosa, ma se questo vale per le aree naturali è ancor più chiaro per i ripetuti episodi che riguardano gli autodemolitori che insistono nel Parco Archeologico di Centocelle. Se infatti l’autocombustione è un fenomeno perlomeno ‘infrequente’ nei boschi del Belpaese è certo escluso che le fiamme si sviluppino spontaneamente dalla gomma di pneumatici esausti o dalle componenti plastiche delle auto dismesse. Sono proprio i fumi neri e densi che hanno appestato l’aria intorno al Parco Archeologico di Centocelle che testimoniano la natura degli incendi e dei materiali percorsi dalle fiamme.
Siamo in piena emergenza e gli incendi di questi giorni, in queste ore drammatiche, stanno continuando a divorare ettari di territorio. E’ necessario però mantenere lucidità e fare chiarezza sulle ragioni alla base degli episodi che hanno interessato gli autodemolitori a Centocelle, che si tratti di azioni legate a criminalità organizzata piuttosto che forme illecite di smaltimento di rifiuti. La chiarezza s’impone anche perché il Parco Archeologico di Centocelle è stato travolto dalle fiamme e gli autodemolitori rischiano di rappresentare ormai una minaccia costante all’area. Il martoriato Parco Archeologico di Centocelle rappresenta un tassello rilevante della riqualificazione della periferia orientale di Roma, un contributo importante al fine di preservare le funzioni ecologiche e sociali in quella porzione della Città. All’impegno straordinario teso a realizzare la bonifica del Parco e renderlo fruibile per i cittadini è urgente sommare un’operazione di trasparenza che garantisca futuro all’area.

lunedì 3 luglio 2017

Continua l'emergenza incendi al Parco Archeologico di Centocelle

Ben sette incendi in pochi giorni solo dall'inizio della seconda metà di giugno ad oggi al Parco Archeologico di Centocelle, domati non senza difficoltà da vigili del fuoco e protezione civile, in assenza di una rispettosa gestione che assicuri l’accesso all'area ai mezzi antincendio, mantenendo fruibili i percorsi carrabili con sfalci mirati che assolvano anche alla funzione di fasce tagliafuoco.
Una sana programmazione che consenta di limitare il rischio delle fiamme e della loro propagazione, salvaguardando anche la riproduzione di numerose specie di uccelli, rettili e mammiferi presenti nel parco. Fagiani, beccamoschini, allodole e cappellacce ad esempio nidificano nell'erba alta, occorre pertanto garantire loro l'integrità del proprio habitat riproduttivo. È necessario che le istituzioni locali e non solo operino in maniera efficace per prevenire l'insorgere degli incendi. Occorre garantire al Parco Archeologico di Centocelle una gestione attenta che superi condizioni tali da favorire l'innesco e la propagazione degli incendi e che consenta finalmente ai cittadini di poter godere di un’area importante per il territorio, peraltro con straordinarie potenzialità turistiche, da promuovere nel rispetto dei valori di biodiversitá e archeologici.
Anche lo scorso anno il Parco Archeologico di Centocelle fu interessato dal fuoco con tre gravi incendi nel mese di agosto. Un fenomeno che si somma alle diverse criticità che interessano l’area e che probabilmente in alcune circostanze tendono a sommarsi, come nel caso delle discariche abusive presenti.
È importante realizzare una vera e propria task force volta a "bonificare" il Parco Archeologico di Centocelle da discariche di rifiuti di vario tipo, i quali aumentano sensibilmente il carico di incendio prestandosi facilmente alla combustione e creando condizioni che favoriscono la diffusione di inquinamento legato anche alle sostanze tossiche e nocive che si sprigionano con le fiamme. Occorre agire anche sul piano della prevenzione, che veda protagonisti gli Enti e le Autorità competenti al fine di rimuovere le condizioni di rischio, coinvolgendo i cittadini consentendo una partecipazione attiva che rafforzi l’operato delle Amministrazioni territoriali al fine di avviare un percorso che superi l’emergenza e sostenga il futuro dell’area. Il Parco Archeologico di Centocelle è un importante tassello della Periferia orientale della Capitale e la sua riqualificazione è un passo ineludibile per favorire il recupero di una rilevante porzione di territorio della Città. Un territorio che offre una straordinaria ricchezza di storia e di natura, che merita un’attenzione crescente rispetto a quanto avvenuto sin oggi. Il WWF sarà a fianco dei Cittadini e delle Istituzioni che si faranno parte attiva per dar seguito ad una riqualificazione annunciata, mai attuata e che nel caso del Parco Archeologico vede un piano di interventi già definito, da ormai troppo tempo in attesa di divenire realtà. Occorre dunque un impegno straordinario che superi l’emergenza e gli slogan ad essa connessi.
 

venerdì 23 giugno 2017

Incendi nel Parco Archeologico di Centocelle

I due incendi di ieri 22 giugno 2017, al Parco Archeologico di Centocelle, impongono la necessità di adottare misure minime di prevenzione, consistenti almeno nello sfalcio dell’erba nelle aree di proprietà del Comune di Roma seguendo i criteri e le indicazioni puntuali che abbiamo di recente elaborato per l'area del parco. 
Come abbiamo infatti chiaramente espresso in più occasioni, mettendolo anche per iscritto in un documento che abbiamo inoltrato al Servizio Giardini, gli sfalci si possono effettuare nel pieno rispetto dei valori naturalistici e della biodiversità del parco, il quale come abbiamo rilevato grazie ai monitoraggi naturalistici effettuati a partire dal 2015 è arricchito dalla presenza di numerose specie di avifauna, alcune delle quali nidificanti proprio nell'erba alta, e da essenze vegetali tipiche del paesaggio e del patrimonio naturalistico della campagna romana. Un intervento efficace, in grado di ridurre molto il rischio incendi, è quello di creare delle fasce taglia fuoco, ossia di sfalciare l'erba o lungo le fasce perimetrali delle aree prative del parco, oppure in maniera tale da interrompere la continuità dell'erba, così da determinare, in caso di incendio, un impatto più limitato che non finisca per estendersi all'intero parco, con il rischio di coinvolgere, come già spesso accaduto, insediamenti di fortuna (con grave rischio per l'incolumità delle persone), discariche abusive, autodemolitori, cosa che, in particolare in quest'ultimo caso, creerebbe una situazione di grave pericolo anche per le sostanze che si sprigionerebbero qualora una tale mole e tipologia di materiali prendesse fuoco.
I tre incendi sviluppatisi nel corso dell’agosto 2016 e quelli di ieri hanno peraltro evidenziato delle difficoltà da parte dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile nello spegnimento degli stessi, causate tra l’altro dalle limitate vie di accesso alle aree interessate dagli incendi e dall’assenza di una rete idrica. A tal proposito, sarebbe sufficiente installare alcuni idranti all'interno del parco, per consentire alle autobotti un rapido rifornimento, il che abbatterebbe in maniera significativa i tempi per lo spegnimento degli incendi, e impedirebbe che gli stessi assumano proporzioni serie e distruttive.
Al fine di prevenire subito il rischio di nuovi incendi, in particolare in questo periodo di alte temperature e prolungata siccità, è necessario che il Comune di Roma provveda con immediatezza almeno allo sfalcio dell’erba in tutte le aree di sua proprietà, nel rispetto delle indicazioni che forniamo nel documento già citato sugli sfalci, rimuovendo contestualmente dal terreno l’erba tagliata.
Nella piantina inserita sotto sono indicate le aree relative al primo stralcio già realizzato (perimetro colore verde), al secondo stralcio già finanziato ma non ancora realizzato (perimetro colore azzurro) e al terzo stralcio (perimetro colore giallo) non ancora finanziato né realizzato. Le aree di proprietà del Comune di Roma presentano un perimetro di colore rosa, mentre quelle in carico al Dipartimento Tutela Ambiente, rappresentate dal perimetro colore arancione, riguardano il primo stralcio e le aree a nord del canalone su via Casilina e su via di Centocelle.





lunedì 22 agosto 2016

Incendi al Parco di Centocelle

Il 16 e il 21 agosto scorsi due grossi incendi hanno interessato l'area del Parco di Centocelle, in particolare quella relativa alla parte aperta al pubblico il 16, e l'area non ancora fruibile posta in prossimità della zona dove ci sono le abitazioni dell'aeronautica militare il 21. 
Il primo incendio non ha provocato gravi danni al parco soltanto perché, poche settimane prima, l'erba era stata tagliata. Il secondo invece è stato assai più violento, al punto che per spegnere le fiamme è dovuto intervenire persino un elicottero con il cestello che ha effettuato diversi lanci di acqua per avere ragione delle fiamme. Quello che resta dopo questi incendi è un desolante panorama caratterizzato da diversi ettari di sterpaglie andate in fumo, con il colore nero della cenere che si staglia con prepotenza per migliaia di metri quadrati. Diversi alberi purtroppo sono morti a causa delle fiamme, il che è particolarmente grave considerando che l'area del parco è già povera di alberature. Pochi giorni prima di questi incendi, un altro incendio molto vasto ha letteralmente mandato in fumo l'area del pratone di Torrespaccata, ossia quell'importante corridoio verde da cui sono giunti i fagiani che oggi vivono all'interno del Parco di Centocelle, frequentato anche da numerose volpi. 
Già lo scorso anno fummo costretti a contare i danni provocati da un vasto incendio che colpì l'area di Villa De Sanctis, in particolare quella non aperta al pubblico, e anche in quel caso diversi alberi furono inceneriti dalle fiamme. Ogni anno, nel corso della stagione estiva, ci troviamo dinanzi alla piaga degli incendi, quasi tutti dolosi o provocati da imperizia dell'uomo, che colpiscono le aree verdi del Municipio su cui gravano già numerose problematiche e criticità. Auspichiamo che in futuro vengano presi quei provvedimenti minimi in grado di impedire agli incendi di divorare i pochi ettari di aree verdi che i cittadini del territorio hanno a disposizione. Occorre programmare per tempo il taglio dell'erba, sia nelle aree pubbliche che in quelle private (a carico dei rispettivi proprietari, in questo caso). È altresì auspicabile che durante i mesi estivi aumenti la vigilanza atta a prevenire o segnalare prontamente l'insorgere di un incendio, nelle suddette aree. Sarebbe anche importante provvedere ad installare degli idranti antincendio a colonnina all'interno dei parchi, in particolare quelli più grandi. Nello specifico del Parco di Centocelle questi ultimi incendi giungono in un periodo particolarmente funesto per quest'area, su cui già gravano numerose criticità, aggravate anche dalla chiusura dell'ingresso principale su via Casilina (che di fatto rende impossibile anche l'ingresso dei mezzi di soccorso e delle autobotti dei vigili del fuoco), dalla crescita incontrollabile di bivacchi e baracche all'interno del parco e da altre situazioni che rendono sempre meno sicura la frequentazione del parco da parte dei cittadini. Abbiamo più volte denunciato, attraverso comunicati e dossier, la situazione di grave degrado in cui versa il parco e il mancato completamento dello stesso nei 120 ettari complessivi del progetto originario, sancito nel 1997 addirittura attraverso un concorso internazionale, che però ha suscitato soltanto speranze vane e nessun atto concreto. Dopo quasi 20 anni da quel concorso internazionale siamo ancora in attesa della delocalizzazione degli autodemolitori, nonché della realizzazione del secondo stralcio del parco. 
Le richieste del WWF Lazio - Gruppo Attivo Pigneto-Prenestino sono quelle di sempre, occorre realizzare il parco nella sua interezza, rendendo fruibili al pubblico tutti i 120 ettari previsti nel progetto originario, occorre delocalizzare gli autodemolitori e tutte le attività incompatibili che sussistono all'interno dell'area del parco. Le nuove amministrazioni, comunale e municipale, devono raccogliere questa sfida ed impegnarsi per realizzare un parco da cui dipende la riqualificazione ambientale dell'intero settore orientale della città, e in particolare di un Municipio, il quinto, caratterizzato da elevatissimi livelli di inquinamento atmosferico, dotazione di verde pubblico pro capite tra le più basse di Roma, densità abitativa tra le più alte d'Italia e pesante impermeabilizzazione del suolo. Che sconta anche la mancata pianificazione urbanistica del Comprensorio Casilino SDO e la cui necessità di riqualificazione ambientale è presente nella legge per Roma Capitale del 1990 e nel Progetto Direttore SDO del 1995.